Dieta: quando la bilancia diventa un’ossessione

Dottore, quanto peso perdo alla settimana?
Dottore, a quanti chili devo arrivare per essere in forma?
Dottore, se non perdo subito dei chili poi mi demoralizzo e la dieta non riesco più a farla.
Dottore, io mi peso tutti i giorni, faccio bene?

Queste sono alcune delle tante domande che i miei pazienti mi fanno, di solito nella fase preliminare dell’incontro. Questo perché una volta instaurato il rapporto con loro, sanno che questo tipo di domande mi fanno innervosire notevolmente. Sono, infatti, domande del tutto inutili che fanno capire quanto i modelli dietoterapici proposti sui social e sugli altri media siano superficiali, siano semplicemente business e portino il paziente a ragionare in un’unica direzione: il peso legato alla bilancia.

Questo è sbagliato e in questo articolo vi spiego il perché.

L’importanza del porsi l’obiettivo giusto

Il 99% delle persone che seguono una dieta commette un grave errore ancora prima dell’inizio.

Quale? Sbaglia l’obiettivo!

Mi direte voi: ma come è possibile sbagliare un obiettivo in una dieta? Se devo dimagrire il risultato si deve manifestare con la perdita di peso e quindi la bilancia la fa da padrona.

In realtà questo è solo una parte del reale obiettivo e se non viene completato da un disegno più complesso porta all’insuccesso. Vediamo quindi adesso qual è il reale obiettivo di una dieta.

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Qual è l’obiettivo giusto di una dieta?

L’obiettivo reale di una dieta in realtà è un doppio obiettivo. Bisogna sì perdere peso (ma quello relativo al grasso e non al peso generico!) ma soprattutto bisogna mantenere la perdita di peso nel tempo.

Se manca questo secondo aspetto tutti i nostri sacrifici verranno vanificati. Esattamente come succede nel 99% delle diete di restrizione che ci fanno perdere soldi, denaro, salute e causano una forte frustrazione.

Vediamo adesso di approfondire questi due aspetti

  •  La perdita di peso deve essere relativa al grasso.
  • Il grasso perso non deve essere recuperato perché la dietoterapia seguita deve diventare uno stile di vita.

La perdita di peso deve essere relativa al grasso

Analizziamo il primo punto: l’obiettivo di una dieta non è quello di perdere peso in generale, ma di perdere peso relativo al grasso.

Mi spiego meglio. Se una persona perde peso generico, ovvero non solo grasso, ma anche muscolo e altre sostanze (questo si verifica spesso con diete di restrizione e privazione) la persona assomiglierà a un palloncino sgonfio.

C’è pericolo che quando le persone la incontrano, le chiedano se è stata malata oppure le facciano la fatidica domanda “Che cosa ti è successo?”. Se vi fanno questa domanda vuol dire che avete sbagliato qualcosa, perché le osservazioni che dovreste ricevere sono “Come stai bene” o “Ma come ti trovo bene”.

Il dimagrimento deve essere estetico, deve essere funzionale e sempre legato a una situazione di benessere a 360°. Deve migliorare la qualità del sonno, deve migliorare la resilienza, deve migliorare l’empatia e anche il buon umore. Si deve diventare più belli e più sani.

Chi perde peso relativo al grasso è più tonico e sembra più giovane, al contrario di chi fa diete sbagliate e ha l’aria sciupata e stanca.

Vediamo di approfondire questo aspetto.

Prendiamo due persone entrambe alte 1,70 m stessa età e che pesano 70 kg.

Supponiamo che la prima arrivi da una degenza ospedaliera lunghissima di cinque anni dopo un grave incidente, mentre la seconda arrivi invece da cinque anni di intenso allenamento in palestra.

Avete sicuramente capito dove voglio andare a parare, entrambe le persone pur avendo la stessa altezza la stessa età e sulla bilancia l’identico peso saranno completamente diversi a livello estetico.

La differenza sta nel fatto che i soggetti a causa dei loro trascorsi si ritrovano con una diversa composizione corporea. Se dividiamo il corpo in tre distretti, cioè massa magra (il peso totale detratto del tessuto adiposo), massa grassa (la totalità dei grassi presenti nel corpo umano) e ossa risulterà che quello che è stato in ospedale avrà molto più grasso, pochissima massa magra e avrà un aspetto emaciato. Allo stesso tempo invece quello che arriva da cinque anni di palestra sarà in forma, muscoloso e con poca massa grassa. La bilancia è cieca, ci dice che entrambi pesano lo stesso peso, quindi ha un valore del tutto relativo.

Ci sono delle persone che sono succubi del proprio peso che lo controllano più volte al giorno. Altre che se non perdono del peso ogni settimana vanno in depressione.

Purtroppo, questi comportamenti non hanno niente a che vedere con il dimagrimento e il corretto stile di vita, ma hanno una matrice di ordine psicologico (che tratterò nei prossimi articoli).

Se una persona lega la sua felicità al mezzo chilo in più o in meno di peso perso, questo significa che ha una vita vuota, non ha altre soddisfazioni e il grasso è l’ultimo dei suoi problemi. La dieta si deve fare per stare in equilibrio, per dimagrire, ma soprattutto per stare bene e acquisire uno stile di vita corretto.

La perdita di peso va mantenuta

Arriviamo quindi con questo presupposto al secondo importantissimo obiettivo: i risultati vanno mantenuti.

Non basta semplicemente perdere del peso: il grasso perso non deve venire più recuperato, anzi deve venire ulteriormente diminuito.

Questo può avvenire soltanto se la dieta diventa un modo di vivere, un’abitudine consolidata, un’educazione progressiva con più moduli dietoterapici che vadano progressivamente a creare un adattamento.

Non siete voi che vi dovete adattare alla dieta ma è la dieta che si deve adattare a voi e alla vostra vita. Arriviamo quindi ad un altro punto fondamentale.

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La dieta deve essere fattibile

La fattibilità è un elemento fondamentale per il successo del percorso.

Il petto di pollo a colazione può essere giusto, ma non è fattibile, perché è scomodo (si pensi alla colazione fuori casa) non è nelle vostre abitudini, né nella nostra cultura.

Non basta che il cibo sia corretto a livello nutrizionale, ma deve essere recepito a 360 gradi e rientrare nelle vostre consuetudini, e non deve essere una forzatura.

Inoltre, non è pensabile cambiare modello esistente con un unico programma, va fatto progressivamente cercando di causare meno traumi possibili.

La dieta dev’essere un’abitudine, non una forzatura

Nel momento in cui inizio a pormi la domanda “Quanto tempo deve durare questo programma?” vuol dire che state sbagliando qualcosa. Dovete pensare che il programma ideale deve essere un’abitudine, come lavarsi i denti. Non viene in mente a nessuno di chiedere al dentista, dopo un’otturazione, per quanto tempo vi dovete lavare i denti, perché si metterebbe a ridere.

Il programma corretto se acquisito nel modo giusto deve avere la stessa ricezione culturale. Deve diventare parte della vostra vita in modo consolidato e vi deve mancare quando non lo fate.

Questo ovviamente è impossibile farlo con un unico programma per quanto adattato sia. Occorrono una serie di moduli che gradualmente portino il paziente a un cambio radicale delle abitudini senza traumi e senza scossoni. Moduli semplici lineari ad alta fattibilità, adattati completamente alla vita e al carattere del paziente che lo portino gradualmente a recepire un nuovo modello di vita, che gli consente di essere più magro, più sano, di non avere fame e di mantenere risultati nel tempo.

In tutto questo contesto come avrete capito la bilancia ha un ruolo marginale e se non interpretata nel modo corretto può diventare un ostacolo insormontabile.

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