Disturbi del Comportamento Alimentare : DCA

I Disturbi del Comportamento Alimentare (DCA) sono stati ridefiniti recentemente dal DSM-5 (Manuale Diagnostico Statistico dei disturbi mentali) come disturbi della nutrizione e dell’alimentazione, sono tutte quelle problematiche psicologiche che concernono il rapporto tra gli individui e il cibo.

Più precisamente si definiscono come: “tutti quei disturbi che sono caratterizzati da un persistente disturbo dell’alimentazione o da un persistente comportamento legato alla nutrizione o all’alimentazione che determinano un alterato consumo o assorbimento di cibo e che danneggiano significativamente la salute fisica o il funzionamento psicosociale”.

Il manuale incorpora molti disturbi che prima erano diagnosticati nell’infanzia, nella fanciullezza e nell’adolescenza, come ad esempio la pica e il disturbo restrittivo della nutrizione.

Ciò che accomuna la maggior parte dei disturbi del comportamento alimentare, soprattutto negli adulti, è il fortissimo legame che tali soggetti pensano di avere tra la propria forma fisica e la valutazione o la stima di sè stessi. Al punto da sentirsi completamente inadeguati come persona e sentirsi “sbagliati” o “falliti” a causa del loro aspetto fisico, giudicato da loro stessi orribile.

Basti pensare inoltre che la maggior parte delle persone, sia quelle affette da DCA che non, sono convinte che il loro problema riguardi una mancanza di forza di volontà di fronte al cibo. Questo tante volte è giustificato dal fatto che il cibo ha anche altre funzioni rispetto alla nutrizione in sè. Gli scopi principali del ricorso al cibo, anche in persone non patologiche, è sostituire qualcosa di negativo (cioè qualcosa che crea disagio) con qualcosa di positivo (gratificazione dal cibo). L’alimentazione quindi è inevitabilmente legata anche alla consolazione.

Analizziamo ora i principali Disturbi del comportamento alimentare partendo dai più conosciuti:

  • Anoressia Nervosa: per definizione il disturbo anoressico viene definito da una restrizione dell’apporto energetico rispetto al necessario che conduce a un peso corporeo eccessivamente basso. Adesso si può diagnosticare l’anoressia nervosa anche con un normopeso o con un sottopeso lieve. Un tempo bisognava avere un BMI inferiore a 17,5 o un percentile al di sotto del 75% per i bambini. A ciò si deve associare una intensa paura di acquistare peso e di diventare grasso, nonostante la possibile presenza di evidenti stati di sottopeso.
    disturbi comportamenti alimentari dott. Enrico Veronese
    anoressia

Il problema principale di un soggetto anoressico nasce da un bisogno di controllo. Ciò è spiegato dal fatto che tale soggetto si sente completamente inadeguato per la propria forma fisica, e attribuisce ad essa la causa di qualsiasi tipo di fallimento, giungendo alla conclusione di avere una vita completamente fuori controllo. Per sentirsi adeguato e forte l’unico modo che crede di avere è quello di manifestare un completo controllo sui propri bisogni fisiologici, ovvero il mangiare. Visto che questo è l’unico bisogno fisiologico più facilmente controllabile. Quindi l’idea non è necessariamente il “non mangiare” ma “quanto riuscirò a posticipare il momento in cui mangerò qualcosa”.

I soggetti anoressici tendono a giudicare sè stessi e ad influenzare i propri livelli di autostima in base al proprio peso e al proprio corpo.

Il concetto può risultara ancora più chiaro se analizziamo dal punto di vista psicologico che cosa vuol dire avere stima di sè?

L’autostima è il valore che ognuno di noi attribuisce a se stesso come essere umano nella sua totalità. Normalmente viene “calcolata” sulle varie sfaccettature di noi stessi, attraverso una media ponderata dei sè (intesi come manifestazioni di se stessi). Uno di questi sè è il sè corporeo, inteso come tutto quello che riguarda il nostro corpo (ovvero non solo il corpo in sè ma anche le sensazioni che mi può dare, le opinioni che possono avere gli altri del mio corpo, etc…).

Il soggetto anoressico tendenzialmente annulla tutti gli altri sè basando il proprio senso di adeguatezza unicamente al proprio sè corporeo.

 

Nelle forme più gravi si può incorrere in fenomeni di forte magrezza accompagnata da un pallore della pelle quasi cadaverico, malnutrizione, inedia e amenorrea.

 

  • Bulimia Nervosa: nel linguaggio medico è intesa come un’eccesiva voracità incontrollata, e quindi patologica, nel mangiare, seguita da condotte di eliminazione, come il vomito autoindotto, l’uso di lassativi, di diuretici ma anche l’esercizio fisico eccessivo.
    disturbi comportamento alimentare dott. Enrico Veronese
    nella bulimia viene indotto il vomito

Le abbuffate di un soggetto bulimico NON sono da intendersi come quelle quelle che siamo soliti fare nel periodo natalizio…, ma sono contraddistinte da una voracità nel mangiare che porta al consumo di ingenti quantità di cibo in un tempo molto ridotto, e in modo disordinato. Ciò vuol dire che tale soggetto può svuotare ogni scaffale del frigo, dal primo all’ultimo, nell’ordine in cui trova le cose, senza un ordine logico. Finendo quello che c’è nel frigo può anche riversarsi su quello che c’è nel congelatore, consumando i cibi al suo interno ancora congelati o surgelati! Questo vuol dire che un bulimico (così come un anoressico) non trae nessun piacere dal cibo, non nè trae nè gioia nè gusto.

La diagnosi di Bulimia attualmente può essere data solo ed esclusivamente se esistono le condotte di eliminazione. Vuol dire che il soggetto, dopo l’abbuffata, si rende conto del possibile danno che ha causato al suo peso corporeo, e quindi tenta di rimediare al danno provocandosi il vomito, usando lassativi o effettuando un attività fisica eccessiva fino allo sfinimento.

Dal punto di vista psicologico il soggetto bulimico è l’opposto del soggetto anoressico, in quanto rispetto a quest’ultimo non riesce ad avere nessun tipo di controllo sui bisogni del proprio corpo.  É caratterizzato da una forte impulsività, in quanto “prima fa… e poi pensa”. Tali soggetti hanno infatti anche grossi problemi nel gestire le loro emozioni, hanno un grosso caos emotivo, e percepiscono le emozioni in maniera molto intensa, sia quelle positive che negative. Al contrario invece i soggetti anoressici tendono ad innalzare la propria soglia di percezione delle emozioni, cercando di distaccarsi da essi, per cui apparentemente sembrano molto freddi e apatici.

Anche per i bulimici l’autostima è direttamente influenzata dal peso corporeo.

Il livello di gravità di tale disturbo del comportamento alimentare è direttamente proporzionale al numero di condotte di eliminazione nell’arco della settimana.

La cosa importante da tenere presente è che i soggetti bulimici, dal punto di vista estetico, sono più difficili da riconoscere rispetto agli anoressici. Infatti tendenzialmente si tratta di soggetti normopeso o leggermente in sovrappeso.

Alla bulimia sono associati anche altre altri disturbi mentali come al depressione, l’ansia o problemi come la tossicodipendenza o l’alcolismo. Inoltre le persone che soffrono di bulimia si può riscontrare pelle inspessita sulle nocche (dovuto al ripetuto sfregamento degli incisivi sulle nocche per provocarsi il vomito) e danni ai denti (perdita dello smalto).

 

  • Disturbo di alimentazione incontrollata o Binge-Eating: Tale disturbo, detto anche BED (acronimo di Binge Eating Disorder) è tipico nei soggetti che hanno un’alimentazione compulsiva, caratterizzata dalla perdita di controllo. Sono molto simili ai soggetti bulimici, anche da un punto di vista psicologico. Ciò che cambia è l’assenza di conddotte di eliminazione successive alle abbuffate compulsive. I soggetti binge-eater quindi dopo le abbuffate non fanno nulla, si sentono in colpa e basta, non mettono in atto condotte di eliminazione ma al massimo evitano di mangiare il giorno dopo, la sera dopo o la sera stessa, spesso tra l’altro con scarso risultato.
    DCA dott. Enrico Veronese
    disturbo alimentazione incontrollata

Le abbuffate sono associate ad almeno 3 dei seguenti aspetti:

– mangiare molto più rapidamente del normale;

– mangiare fino a sentirsi spiacevolmente pieni;

– mangiare grandi quantità di cibo senza sentirsi affamati;

– mangiare in solitudine, a causa dell’imbarazzo sociale,  grandi quantità di cibo;

– provare disgusto di sé;

– depressione;

– intensa colpa dopo l’abbuffata;

Anche questi soggetti hanno un gravissimo legame tra la stima di sè e la percezione della propria immagine corporea. Infatti è proprio per via della loro scarsissima autostima che non praticano condotte di eliminizazione, come il vomito autoindotto, perchè tanto pensano sia tutto inutile. Vivono gli eventi tendenzialmente in modo molto passivo e pensano di poter risolvere i propri problemi e le loro ansie affogandole nel cibo, pur essendo consapevoli dei rischi in cui incorrono.

Il livello di gravità di tale disturbo del comportamento alimentare è correlato alla quantità di abbuffate a settimana.

É importante tener presente che tutti questi disturbi del comportamento alimentare di solito non compaiono singolarmente o in maniera isolata. Dipende dalle fasi che sta affrontando un individuo. Infatti tutti i DCA sono un’unica grande categoria di disturbi ma con diverse manifestazioni.

Ci possono essere individui che passano da una fase anoressica, poi sviluppano un disturbo bulimico per poi magari andare su un versante di binge eating. Non hanno tre diversi problemi, ma un unico problema con manifestazioni differenti in base a ciò che vivono e ciò che riescono ad essere in quel momento particolare della loro vita.

Mediamente il range di persone che riscontra questa tipologia di problema va tra i 15 e i 40 anni di età, in prevalenza donne. I picchi di maggior prevalenza si hanno sicuramente nelle fasi adolescenziali, dai 16 ai 18 anni.

Di solito le persone maggiormente a rischio di incorrere in questi disturbi sono coloro che hanno avuto un parente stretto che ha sofferto o che soffre di questa condizione. Anche i fattori genetici contribuiscono ad aumentare il rischio di insorgenza, così come lo stress psicologicio, la scarsa autostima, soprattutto quando è legata all’obesità, e anche la pressione culturale dettata soprattutto dai mass media, che spingono implicitamente le persone ad avere un certo tipo di fisico per imitare i propri modelli di bellezza.

 

Vi illustro ancora molto rapidamente altri Disturbi del Comportamento Alimentare anche se non sono presenti nel DSM-5 (Manuale Diagnostico Statistico dei disturbi mentali):

  • La dismorfia muscolare anche detta anoressia inversa o bigoressia: è caratteristica dei soggetti aventi una forte muscolatura anche imponente, sono tipicamente i classici frequentatori di palestra assidui. Nonostante abbiano raggiunto una massa muscolare più che sviluppata, continuano a vedersi “piccoli”. Il loro scopo non è quello di eliminare il grasso ma è solamente quello di aumentare la massa muscolare. Questa condizione causa disagio significativo a livello sociale, lavorativo e personale tanto che questi soggetti non amano esporre il proprio corpo, se lo devono fare lo fanno con estremo imbarazzo, tendono ad utilizzare una dieta iperproteica per aumentare la massa muscolare, con 5 – 6  pasti al giorno.
  • Picacismo: è un disturbo che prevede lìingestione continua nel tempo di sostanze non nutritive, ad esempio la carta igienica, la gommapiuma dei divani, la terra, la carta, il cotone, etc…
    DCA dott. Enrico Veronese
    picacismo

Un tempo era presente solo nei bambini, mentre invece da diversi anni si riscontra anche negli adulti. Oltretutto tali individui sanno benissimo che non dovrebbero avere questo tipo di comportamento, ma non riescono a farne a meno.

L’ingestione di tali sostanze può causare seri problemi di digestione e quindi di assorbimento dei nutrienti per il cibo normale.

  • Disturbo di ruminazione: è un altro disturbo del comportamento alimentare in cui i soggetti masticano il cibo, lo ingoiano, e poi lo vomitano per poi rimasticarlo o risputarlo.

In questo casi vanno escluse patologie mediche prima di dare una diagnosi di questo tipo.

  • Disturbo da irritamento o restrizione: in questo caso i soggetti aventi questo disturbo hanno una mancanza di interesse per il mangiare, oppure provano un irritamento dovuto alle caratteristiche sensoriali di un alimento in sè, oppure possono provare una preccupazione per le conseguenze avverse che può avere il mangiare.

Può sembrare simile all’anoressia nervosa ma non lo è, in quanto in questo caso il soggetto non è preoccupato di dover perdere grasso come mancanza di autocontrollo.

 

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